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2012: il volontariato Auser per l’invecchiamento attivo

10 Gen

2012: il volontariato Auser per l’invecchiamento attivo

Si stima che entro il 2050 nell’Unione Europea il numero delle persone oltre i 65 anni d’età crescerà del 70%, mentre quello delle persone oltre gli 80 aumenterà del 170%. Dati che fanno ben riflettere non solo sulla necessità di ripensare e innovare le politiche sulla non autosufficienza, ma anche sull’importanza di promuovere un invecchiamento attivo e positivo e favorire l’apprendimento permanente come risorsa essenziale dello sviluppo civile e sociale della comunità.
Per questo il Parlamento Europeo ha dichiarato il 2012 “Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni”, lanciando a politici e amministratori degli stati membri l’importante sfida di migliorare le possibilità dei cittadini di invecchiare restando attivi e di condurre una vita autonoma. Temi, questi, da sempre centrali nel volontariato Auser, che da vent’anni opera per valorizzare il ruolo dell’anziano quale soggetto attivo per la comunità, promotore di cultura, portatore di storia e di memoria da trasmettere alle nuove generazioni.
"Noi siamo i volontari della memoria, portiamo avanti i ricordi, perché le stragi non vanno dimenticate – racconta Edda Rossi, volontaria Auser da anni impegnata a guidare gruppi e scolaresche attraverso Sacrario di Marzabotto e il Parco di Monte Sole – Ogni giorno il nostro gruppo di volontari conduce oltre duecento visitatori attraverso i luoghi della memoria e della Resistenza. Portiamo avanti questo impegno con grande passione, soprattutto con i giovani e le scolaresche, perché loro sono il futuro".

Ed emblema dell’impegno di Auser nella promozione e trasmissione della cultura è Odette Righi, recentemente premiata dall’associazione. Pedagogista, scrittrice, narratrice, poetessa, Odette ha dedicato la vita alla formazione dei giovani e, una volta in pensione, ha scelto di proseguire questo impegno in modo estremamente originale: attraverso la promozione dell’arte e della cultura dialettale quale ponte tra generazioni, occasione per molti anziani di ritrovare le proprie radici, la propria storia.
 "Quando sono andata in pensione ho sentito il bisogno di riavvicinarmi al dialetto per ripercorrere la mia storia, far rivivere i ricordi. – racconta Odette – Così ho iniziato a scrivere zirudele e poesie ed assieme a mio marito abbiamo fondato il centro culturale dialettale l’Archegenési". Da venticinque anni all’Archegenési si fa teatro dialettale, conferenze spettacolo, ma anche cori e musica d’altri tempi.
Tra i cantanti e gli attori molti anche i giovani, che incuriositi hanno scelto di mettersi in gioco e sperimentarsi in questa originale forma d’arte, riscoprendo una lingua e una cultura apparentemente lontane. "Con la nostra compagnia fatta di giovani e anziani abbiamo portato le commedie e le canzoni bolognesi nei teatri della città, ma anche nelle case di riposo, nei centri, nei luoghi frequentati da anziani – continua Odette – Per molte persone, spesso sole, i nostri spettacoli sono stati occasione per uscire di casa, socializzare e, perché no, anche sorridere".
Ma il dialetto è anche, soprattutto, un modo per trasmettere la storia ai giovani, perché, raccontare il passato senza dialetto significa lasciar fuori una gran parte di cultura. "Ho vissuto così. – conclude Odette – sono riuscita a fare tante cose e a reagire alle difficoltà che la vita mi ha messo davanti. Ho sempre avuto la voglia di scrivere e ho aiutato tante persone attraverso la poesia, l’arte e il teatro a tirare fuori quello che avevano dentro, perché tutti abbiamo qualcosa da raccontare".
Promuovere l’invecchiamento attivo è proprio questo: valorizzare ciò che di profondo e di bello c’è dentro la storia, la vita di ognuno di noi; non disperdere quel patrimonio di saperi e conoscenze di cui la comunità ha sempre più bisogno. E la sussidiarietà, di cui tanto spesso oggi si parla, non può prescindere dalla valorizzazione e dalla messa in rete di queste preziose risorse.

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