Top
logo auser cultura2_Tavola disegno 1

Leggere ci aiuta a vivere meglio

 

“Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato la maggior parte di essi. Ma allora qual è lo scopo della lettura?”

Fu questa la domanda che un allievo una volta fece al suo Maestro.

Il Maestro in quel momento non rispose. Dopo qualche giorno, però, mentre lui e il giovane allievo se ne stavano seduti vicino ad un fiume, egli disse di avere sete e chiese al ragazzo di prendergli dell’acqua usando un vecchio setaccio tutto sporco che era lì in terra.

L’allievo trasalì, poiché sapeva che era una richiesta senza alcuna logica.

Tuttavia, non poteva contraddire il proprio Maestro e, preso il setaccio, iniziò a compiere questo assurdo compito. Ogni volta che immergeva il setaccio nel fiume per tirarne su dell’acqua da portare al suo Maestro, non riusciva a fare nemmeno un passo verso di lui che già nel setaccio non ne rimaneva neanche una goccia.

[….]  Stremato, si sedette accanto al Maestro e disse: “Non riesco a prendere l’acqua con quel setaccio. Perdonatemi Maestro, è impossibile e io ho fallito nel mio compito”

“No – rispose il vecchio sorridendo – tu non hai fallito. Guarda il setaccio, adesso è come nuovo. L’acqua, filtrando dai suoi buchi lo ha ripulito”

“Quando leggi dei libri – continuò il vecchio Maestro – tu sei come il setaccio ed essi sono come l’acqua del fiume”

“Non importa se non riesci a trattenere nella tua memoria tutta l’acqua che essi fanno scorrere in te, poiché i libri comunque, con le loro idee, le emozioni, i sentimenti, la conoscenza, la verità che vi troverai tra le pagine, puliranno la tua mente e il tuo spirito, e ti renderanno una persona migliore e rinnovata. Questo è lo scopo della lettura”.

Da: “Le storie di Maui, 111 gradini verso la felicità” di Rodolfo Carone, Giovanna Garbuio, Francesca Tuzzi

Ed. L’età dell’Acquario.

PROPOSTE DI LETTURA DEL GRUPPO DI AUSER CULTURA

2023

La Contessa

di Virginia Verasis di Castiglione - Adelphi Edizioni 2021

La prima volta che ho sentito parlare della Contessa di Castiglione è stato in uno sceneggiato televisivo degli anni 60 nella tv, allora in bianco e nero. Qualche anno dopo ho letto di lei nel primo volume de “Le donne nella storia d’Italia” edito dal Calendario del Popolo che era nella libreria di casa e questa bellezza risorgimentale mi aveva colpito.

Quando nel 2021 è uscito il libro di Benedetta Craveri, studiosa, francesista, mi sono subito incuriosita, ma il personaggio che è emerso non era certo quello romantico che mi ero immaginata.

La Contessa è il racconto-saggio biografico di Virginia Verasis contessa di Castiglione passata alla storia grazie al cugino Camillo Cavour che nel 1859 le assegnò il compito di stabilire un canale di comunicazione tra l’imperatore dei Francesi, Napoleone III, e il governo sabaudo, servendosi della sua avvenenza.

Bella e insofferente alle convenzioni dominanti nella società aristocratica dell’800, non ebbe problemi a concedersi, essendosi sempre considerata una donna libera e, come la definisce l’autrice “una seduttrice seriale”.

Probabilmente anaffettiva, poco si curò del figlio, che morirà giovanissimo di vaiolo, e ancor meno del marito dal quale presto si separò con un vero e proprio atto legale, cosa non comune per il periodo.

Era una donna intelligente moderna ed audace, giocava in Borsa e, con estrema spregiudicatezza, coltivava relazioni con uomini influenti.

Il libro, interessante anche dal punto di vista storico, è ricco di documenti, lettere e fotografie che da narcisista qual era già allora si era fatta fare in numerose pose.

Io non credo nell’amore, è una malattia che passa come è venuta...prendetemi oggi, non contate di avermi domani”.

Questa frase fa di Virginia la più “maschile” delle donne della sua epoca e leggere la sua biografia disturba, sconcerta e scandalizza ancora oggi.

2022

Canto di Natale

di Charles Dickens, illustrato da Roberto Innocenti – Ed. La Margherita

Ebenizer Scrooge è il protagonista di “Canto di Natale”, una bellissima favola per adulti e ragazzi. È un banchiere londinese, un uomo con il cuore di pietra, a cui importa soltanto accumulare denaro: non gli interessano le festività, i divertimenti, il tempo passato in famiglia.
Non si è mai sposato, non ha avuto figli e l’unico parente che gli è rimasto è un nipote, che prova a dimostrargli affetto, ma che lui continua ad evitare e a rifiutare gli inviti per passare insieme il giorno di Natale. Ha un unico commesso che lavora per lui, sottopagato, sfruttato e costretto a morire di freddo mentre lavora, perché Scrooge non tollera che sprechi carbone per riscaldarsi.

Durate la notte della vigilia di Natale però qualcosa cambia in lui: il fantasma del suo vecchio socio, morto sette anni prima, va a fargli visita e lo mette in guardia su quale sarà il suo futuro se non smetterà di essere così egoista e avaro, e gli prospetta la visita di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. Lo spirito del Natale passato gli mostra un giovane se stesso pieno di sogni e speranze, un ragazzo timido e dal cuore dolce che ben presto però è stato sostituito da un uomo senza scrupoli; lo spirito del Natale presente gli mostra la famiglia del suo commesso: i tanti figli, il poco cibo e il bimbo più piccolo, fragile e malato anche se sempre sorridente e speranzoso.

È a questo punto che il cuore di Scrooge ricomincia a battere dopo molto, molto tempo……

Lo spirito del Natale futuro, infine, è il più spaventoso perchè gli mostra come sarà la sua morte: nessuno a dispiacersi per la sua scomparsa ma solo avvoltoi pronti ad accaparrarsi i suoi beni.  La nottata di Scrooge è molto inquieta, ma riesce a  scuoterlo fin nel profondo e fargli capire il valore dell’amore, della generosità, della condivisione e dell’armonia.

Dickens ha scritto “Canto di Natale” nel 1843; tuttavia il libro contiene un messaggio molto attuale e è rivolto a tutte le età; in particolare vale la pena leggerlo e consigliarlo ai ragazzi.

Sono state pubblicate diverse edizioni di questo libro, noi qui proponiamo la pubblicazione illustrata da Roberto Innocenti che riesce ad incantare i lettori con le sue splendide tavole: li prende per mano e li accompagna nelle vie fredde e cupe di Londra, che sembrano una proiezione dell’animo di Scrooge.

Timira. Romanzo meticcio

di Wu Ming 2, Antar Mohamed, Einaudi Stile libero BIG

“Siamo tutti profughi, senza fissa dimora nell’intrico del mondo. Respinti alla frontiera da un esercito di parole, cerchiamo una storia dove avere rifugio”.

Questa frase in quarta copertina offre lo spunto per leggere con particolare attenzione questo libro, che si autodefinisce “romanzo meticcio”. E, in effetti, ci troviamo tra le mani un romanzo vero e proprio, con una sua trama, i suoi personaggi che sono anche i suoi scrittori; scrittori che si offrono sotto diverse vesti: un cantastorie bolognese con un nome cinese, un plurilaureato esule italo-somalo mediatore culturale e un’altrettanto italo-somala attrice, modella, traduttrice, ottantacinquenne. A turno saranno le voci narranti, gli interlocutori dei protagonisti o coloro che ne racconteranno le azioni.

In una scena del film “Riso amaro”, accanto a Silvana Mangano compare una strana mondina nera. Si chiama Isabella Marincola, una donna appassionata e libera, nata a Mogadiscio figlia di un sottufficiale del Regio Esercito Italiano (che ne riconobbe la paternità e le diede il suo cognome) e sorella del combattente della Resistenza, Giorgio Marincola, caduto negli ultimi giorni della guerra di liberazione dal nazifascismo.

Isabella, che quando tornerà a Mogadiscio si farà chiamare Timira, attraverserà tutto il Novecento in una continua ricerca delle proprie radici, degli affetti spesso ostacolati dagli eventi storici, dalle ipocrisie, dai preconcetti, dalle mentalità ristrette. Timira è una figura multiforme, leggendaria, uno scrigno di storie intrecciate tra Europa e Africa. Timira è anche il nome che la protagonista (che è anche la madre dell’autore dal nome non cinese) dà alla bambola di pezza ricevuta quando aveva 2 anni da una suora, durante la navigazione verso l’Italia per ricongiungersi con il fratello, il padre (e la di lui moglie ufficiale).

Per quanto possano apparire incredibili, le storie narrate sono autentiche e descrivono le peripezie di uno spirito veramente libero, raccontano le difficoltà legate alla sopravvivenza in una società che fatica a trovare un posto per esso, soprattutto se tale spirito è quello di una donna, colta e istruita, sì, ma donna e per di più dalla pelle scura.

Così attraverseremo i quartieri della Roma degli anni’ 40 e ’60, di Mogadiscio degli anni ’30 e ‘70 e infine le strade di Bologna, diventata la città di Timira, sempre in lotta con le mille difficoltà che la burocrazia getterà tra i piedi di un profugo con la cittadinanza italiana. E quando, passeggiando per Bologna, ci troveremo senza accorgercene nel giardino Parker Lennon e, alzando il capo, noteremo che il sentiero che stiamo percorrendo è intitolato a Giorgio e Isabella Marincola, potremo sorridere dentro di noi dicendo: “Io li conosco.”

Sono corso verso il Nilo

di Ala Al Aswani, Feltrinelli Editore

Cairo 25 gennaio 2011.

25.000 egiziani si ritrovano in Piazza Tahrir per protestare contro il Governo di Mubarak, sull’onda della cosiddetta primavera araba.

Si intrecciano le storie dei protagonisti, studenti e cittadini comuni, che partecipano a questa rivolta popolare che infiamma gli animi e illude che il cambiamento possa essere a portata di mano quando vengono annunciate le dimissioni di Mubarak.

Si capirà però molto presto che a lui si sono sostituiti i militari e alcuni capi religiosi che usando i media, con la collaborazione di altri personaggi legati al vecchio regime e interessati a mantenere il potere, manipoleranno le informazioni facendo finire in un bagno di sangue tutte le speranze.

Al- Aswani, medico, membro del movimento per la democrazia egiziana Kifaya che ha partecipato attivamente alle manifestazioni di quei giorni, con una scrittura che si fa impegno civile, punta il dito sia contro i corrotti al governo, sia contro l’indifferenza della popolazione che ascolta acriticamente le false notizie per tirare a campare senza problemi.

Dei protagonisti qualcuno morirà, qualcuno come Asmà, violentata in carcere dopo l’arresto come molte delle sue compagne, se ne andrà per sempre perché, come scrive al fidanzato rimasto in Egitto per continuare a lottare “non posso più accettare di vivere in un paese che mi tratta come una nullità”.

Un romanzo consigliato sia per l’attualità del tema trattato (si pensi a quanto accaduto a Giulio Regeni, a quanto accade ancora a Patrick Zaki e ad altri di cui non conosciamo il nome) sia per chi vorrà approfondire questo fenomeno storico.

Jack deve morire

di Joyce Carol Oates, Il Saggiatore Editore

Un romanzo in stile gotico scritto da una fra le più grandi scrittrici americane. Nata  nel 1938,  è anche poetessa e drammaturga . Autrice e intellettuale  eclettica, tra le più prolifiche della letteratura americana, ha pubblicato il primo libro nel 1963. Da allora, ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi.

Protagonista di “Jack deve morire” è Andrew J. Rush, uno scrittore di thriller e romanzi del mistero, mai eccessivi nel gusto del macabro: una persona irreprensibile, ottimo marito e padre di famiglia, nonché amato benefattore nella cittadina del New Jersey in cui vive. I suoi libri vendono milioni di copie, sono tradotti in più di trenta lingue, e la critica non esita a definirlo «uno Stephen King in versione gentiluomo».

Parallelamente a questa scrittura, Andrew inizia a pubblicare sotto  lo pseudonimo “Jach of Spades”,  romanzi rozzi, sessisti, splatter e orrifici.  In realtà Andrew è un uomo lacerato dagli spettri di un passato oscuro, sepolto negli strati più sotterranei della memoria. Per questo si costruisce un alter ego in cui trasferire questo grumo di sofferenza esprimendolo attraverso storie violente e piene di sangue.

Ne scaturisce un mostro incontrollabile e violento: all’inizio Jack sembra ubbidire fedelmente al padrone; la sua identità indecifrabile e sfuggente gli permette di muoversi tra le pagine come un fantasma;  ma presto Jack inizia a evadere i confini della letteratura, a insinuarsi nella vita privata del suo creatore, divenendone il suggeritore sanguinario e infine l’antagonista da eliminare, che intrappola Rush in una ragnatela  di delitti e crimini dalla quale solo uno dei due potrà uscire vivo.

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato: una scrittura visiva, onirica che incolla il lettore fino all’ultima pagina.

 

“Jack of Spades possiede l’uomo Andrew J. Rush. Jack of Spades non abbandona mai Rush. Jack of Spades è nello spirito di Rush, e fa in modo di bisbigliargli cose cattive suggerendo con la malizia del demone. E a noi, lettori, Jack of Spades cosa imporrà? O siamo noi Jack of Spades?

Diario del Novecento

di Piergiorgio Bellocchio – a cura di Gianni D’Amo  Saggiatore Editore

È da poco uscito in libreria questo libro, un mese dopo la morte di Piergiorgio Bellocchio.

Piergiorgio Bellocchio, fratello del regista Marco, è stato critico letterario, giornalista e scrittore. Ha fondato le riviste Quaderni piacentini e Diario, oltre ad aver collaborato con numerose testate giornalistiche.

“Diario del Novecento” è un libro prezioso, unico, che raccoglie riflessioni sul cinema, la letteratura, la politica, il giornalismo, da cui esce un ritratto acuto e particolare del XX secolo.

Per chi ama i libri che si possono leggere a spizzichi e bocconi, senza rispettare l’ordine delle pagine, è un’occasione ghiotta: i lampi aforistici si mescolano ai racconti famigliari, le recensioni cinematografiche si alternano ai ritratti affettuosi ma mai indulgenti di maestri, amici o persone umili e le polemiche sul costume italiano, condotte con l’aiuto costante di “Pinocchio” e dei Vangeli, convivono con le molte citazioni senza commento, che rivelano l’indecenza di una certa pubblicità, di un certo titolo giornalistico …

In questo libro sono importantissime le immagini. Bellocchio, che ha il fiuto dello storico e dello psicologo, è infatti uno straordinario interprete di volti.

Un esempio:

“Chi ha cominciato? Da bambini, quando scoppiava una lite con urla, botte e pianti, il genitore o l’insegnante sopraggiungeva e sempre come prima cosa chiedeva: “Chi ha cominciato?”. Circa l’attuale crisi in Medio Oriente, che si trascina da decenni (e circa tutto quanto), la sopracitata sacrosanta domanda gli adulti (quelli che fanno finta di rappresentare l’autorità al di sopra delle parti, il diritto internazionale ecc., cioè noi occidentali) dovrebbero rivolgerla a se stessi: “Chi ha cominciato?”, “Chi ha dato il cattivo esempio?”, “Che cosa abbiamo insegnato?”, “Da chi hanno imparato?”, “Chi ha fornito le armi?” ecc. ecc.

Canto della pianura

di Kent Haruf  – NN Editore

Kent Haruf ambienta il libro nel paese immaginario di Holt in Colorado, una piccola comunità in cui tutti inevitabilmente si conoscono e sono destinati ad incrociare le loro vite.

È un romanzo corale dove si alternano le vicende dei vari personaggi, così ben descritti che al lettore pare di essere uno di loro e di vivere proprio lì, ne riconosce le strade e le fattorie, ne sente gli odori e il cambiamento delle stagioni.

Sono storie semplici, di solitudine, a volte disperate, ma anche molto delicate, in particolare quella in cui si racconta il rapporto tra Victoria, ragazzina sedicenne incinta e cacciata di casa, e i due anziani fratelli allevatori di bestiame, dai quali trova rifugio e che con timidezza la accolgono per poi diventare “zii” affettuosi.

È un romanzo che ti accoglie e che fai fatica a lasciare andare.

Canto della pianura è uno dei libri della “Trilogia della pianura” di Kent Haruf. Gli altri sono Benedizione e Crepuscolo

 

La lettera di Gertrud

di Bjorn Larsson – Iperborea

 

Cosa accade quando uno scienziato, ateo e razionalista, che si occupa di genetica scopre di essere ebreo?

A Martin Brenner, il cinquantenne protagonista, dopo il funerale della madre viene consegnata una lettera nella quale la stessa confessa di non chiamarsi Maria ma Gertrud, di essere ebrea e di aver cambiato identità dopo essere sopravvissuta ai campi di concentramento.

Martin comincia così a spiegarsi gli strani comportamenti della madre: la dispensa sempre piena di troppo cibo, una valigia sempre pronta e la frase ripetuta che non riusciva a comprendere “quelli come noi devono servirsi dell’intelligenza.

In un primo momento pensa che la rivelazione non influenzerà in alcun modo il suo percorso di vita, (perché dovrebbe? lui è sempre lo stesso), ma quando nel suo paese (siamo nel Nord Europa ma non viene mai precisato dove) accadono episodi di antisemitismo, inizia a porsi la domanda: cosa significa essere ebreo? E con approccio scientifico approfondisce storia cultura e religione, rivendicando comunque sempre il suo diritto a decidere da solo chi vuole essere. In fondo la madre, col suo silenzio, gli aveva lasciato l’opportunità di scegliere; tuttavia, questo lo metterà in difficoltà in famiglia mettendo in crisi il rapporto con moglie e figlia e creandogli problemi sul lavoro sia con gli ebrei, anche i meno ortodossi, che condannano il suo atteggiamento sentendosi traditi, che con gli antisemiti che invece non hanno dubbi sulla sua appartenenza.

Il libro, in parte romanzo e in parte saggio, forse a volte è appesantito da qualche lungaggine di troppo, ma fa riflettere la difficile ricerca del personaggio che si domanda: quanto contano i geni che abbiamo ereditato nel definire le convinzioni religiose? Come dice Martin “il fatto di essere nato da genitori ebrei non fa di me un ebreo. Guardatemi e giudicatemi con l’unica vera identità che ho: quella di singola persona”.

Oliva Denaro

di Viola Ardone –  Einaudi editore

Ho deciso di leggere subito questo libro, quando è uscito, per quanto mi era piaciuto “Il treno dei bambini”.

Il linguaggio di Viola Ardone mi era sembrato già in quel libro molto particolare. Infatti lo sentivo adatto alle persone che lo usavano, e per questo era affascinante e interessante allo stesso tempo. La stessa sensazione l’ho provata anche leggendo questo libro. Il linguaggio non è quello dell’autrice, magari colto o asettico, ma quello di una ragazza di quindici anni che prova a vivere una vita ricca nonostante le poche possibilità che ha davanti. Sente il “sangue inquieto”, o è “favorevole al silenzio”… Questo modo di scrivere e di raccontare mi ha conquistata, facendomi entrare nella storia come “compagna di viaggio” di Oliva, e mi ha subito fatta sentire dalla sua parte. Il romanzo, inoltre, è ispirato a una storia vera, e anche questo fatto lo rende ancora più interessante.

Siamo in un piccolo paese della Sicilia, negli anni ’60. Oliva è figlia di due persone, la madre calabrese e il padre siciliano, che vivono molto semplicemente del loro lavoro: il padre si occupa di piante e galline e la madre della casa e di piccoli lavori di cucito. Oliva ha un fratello gemello che ama molto ma vede le profonde differenze nell’educazione di entrambi. Lui può fare molte più cose di lei ed è molto più libero. Inoltre, il fratello è più superficiale e spesso abbandona i lavoretti che gli vengono richiesti. Ad esempio, raccogliere le lumache col padre o dipingere il pollaio. Oliva, invece, ha un rapporto di grande amore e sintonia col padre e lo segue spesso nel suo girovagare per le campagne a raccogliere le lumache o lo aiuta a dipingere il pollaio, di cui lei stessa sceglie il colore.

A scuola stima molto la sua maestra che le insegna modi per conoscere il mondo: ad esempio il significato di nuove parole.

La maestra però se ne va senza una spiegazione e viene sostituita da un maestro noioso e insignificante, agli occhi di Oliva. Lei capisce che la maestra è stata accusata di qualcosa per il suo modo di vivere e di rapportarsi agli altri e spesso, durante gli anni successivi, la ricorda con nostalgia.

Nella sua vita c’è anche una cara amica che l’accompagnerà per molto tempo nelle sue scelte. È figlia di un padre comunista e insieme a lui partecipa a delle riunioni in cui si parla di lavoro, di scelte e di libertà delle donne.

Oliva ha anche un carissimo amico, un po’ zoppo, con cui condivide sogni e sguardi felici sulla natura. Quando però Oliva cresce, la madre le impedisce di vederlo come prima e tra loro tutto cambia.

Un giorno un ragazzo, di una classe sociale superiore alla sua, la ferma per strada e la importuna. Lei da un lato non vuole e scappa, ma dall’altro si sente felice di essere ammirata.

Durante la recita di un rosario a casa di una signora per cui la madre cuce, Oliva viene sbeffeggiata e scappa terrorizzata.

Trascorre un periodo difficile in cui abbandona anche la sua cara amica, che le aveva fatto delle foto di cui non capisce bene il significato.

A un certo punto viene rapita da qualcuno per conto del ragazzo che l’aveva importunata tempo prima e viene tenuta prigioniera in una casa e costretta a un rapporto con lui.

I sentimenti di Oliva sono molto complessi: da un lato il senso di colpa per ciò che è stata costretta a fare, dall’altro la paura, ma anche il senso di libertà mancata di cui la sua vita è sempre piena.

Si rifugia in casa dopo essere stata raccolta e trovata dal padre che non la giudica e la assolve senza troppe parole. Dopo diverso tempo accetta l’aiuto della sua amica e di una donna che si occupa proprio di salvare persone come Oliva. Alla fine accetta il processo con tutte le difficoltà del caso. Oltre al padre, anche la madre e il fratello la sostengono rendendole più facile tutto quanto sarà costretta a sopportare.

Questo libro è un inno alla libertà delle donne e alla grande possibilità di riscatto che esse hanno dimostrato di avere nel tempo.

Il mio racconto, comunque, non rende l’idea di tutti i passaggi e del percorso seguito da Oliva per riscattarsi. Per questo, e per rendere giustizia a Viola Ardone, non posso far altro che consigliarvi di leggerlo.

Vivere, nonostante tutto

di Cornelia Paselli, a cura di Alice Rocchi – Ed. Zikkaron

L’Istituto Storico Parri e il Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto hanno presentato, nel mese di dicembre scorso “Montesole1944 – Guerra alle donne. Vivere nonostante tutto”, il secondo episodio di una serie di cortometraggi documentari che raccontano le vicende legate alla storia dell’eccidio di Monte Sole.
Assieme al documentario è stato presentato anche il libro di Cornelia Paselli, sopravvissuta alla strage di Montesole, “Vivere, nonostante tutto”.

Cornelia aveva 18 anni nel 1944; la pronipote Alice Rocchi raccoglie in un libro intenso e commovente la sua testimonianza di giovane donna in tempo di guerra, l’arrivo di una violenza impensabile, i giorni dell’eccidio.

Un libro che racconta accanto ai fatti atroci commessi dai nazisti le risposte di disperazione, di coraggio, di solidarietà degli uomini e delle donne di quella comunità, fino alla scelta di “vivere, nonostante tutto”.

Dice Cornelia: “Il mio desiderio è che ciò che è successo serva da monito per tutti, ogni volta che il rancore e l’incomprensione rischieranno di prendere il sopravvento”.

Durante un’intervista le è stato domandato: “Come si può andare avanti dopo aver passato un’esperienza simile? Da dove si trae la forza di continuare?”
La sua risposta, sintetica, è stata: “La vita è sacra”.

Scrive la pronipote: “Ho riflettuto tanto su quell’affermazione fino a comprendere la portata dell’insegnamento che Cornelia col suo esempio, ancor più che con le parole, mi ha lasciato.
La vita è sacra: nell’autunno dei suoi diciotto anni hanno provato a strapparle quella convinzione, frutto dell’educazione ricevuta, ma anche parte naturale del suo temperamento. L’hanno gettata nel fango e nel sangue assieme a tutto il resto, ma lei non vi ha rinunciato, nemmeno davanti allo scempio che della vita può essere fatto. Lei la sua l’ha rivendicata vivendola tutta, fino in fondo.
La sua esistenza, proseguita intensa e piena d’amore dopo la guerra, è stata la sua sublime rivalsa.”

Malinverno

di Domenico Dara – Feltrinelli

 

In un paese immaginario, Timpamara, dove il vento, a causa di una cartiera e dell’adiacente macero, fa svolazzare le pagine dei libri trasportati dai camion e “ in ogni angolo, su davanzali, panchine, portabagagli delle auto, sui sacchi della spazzatura e perfino sui cappelli delle signore, poteva trovarsi la pagina di un romanzo” e dove i timpamarani portano i nomi di personaggi letterari, vive Astolfo Malinverno che così si descrive: “nato tre settimane dopo Alain Delon e il giorno prima di Woody Allen, dei quali io non fui certo una sintesi riuscita”.

Zoppo dalla nascita, solo dopo la morte dei genitori, diventa il bibliotecario del paese e successivamente, a causa del pensionamento anticipato del custode, anche guardiano del locale cimitero. Uomo abitudinario, piano piano di affezionerà al luogo e ai vari personaggi che lo frequentano. Una tomba anonima, che porta la fotografia di una bellissima donna che chiamerà Emma come Madame Bovary, lo porterà a ripensare alla sua vita e alla sua solitudine e ad immaginare un possibile cambiamento assieme a una sconosciuta visitatrice del cimitero.

Bella la prima parte con la descrizione di Timpamara e della cartiera; malinconico e struggente il finale con le riflessioni di Astolfo (nelle sue due funzioni) sulla morte e sul dolore: “perché se il destino dei libri è morire come esseri viventi (il macero) anche gli uomini, quando smettono di respirare, non diventano che storie”.

Ipazia e la notte

di Caterina Contini – Longanesi

 

Un libro davvero interessante, letto e commentato dal gruppo di lettura Auser.

Racconta in modo romanzato la vita di Ipazia, filosofa, astronoma, matematica, nata ad Alessandria d’Egitto nel 370 d. C e morta nel 415.

Una persona straordinaria che ha avuto “la colpa” di essere donna, scienziata e atea; atea quando la religione , sotto I’Impero Romano d’Oriente,  diventa religione di stato, rendendosi responsabile di  vere e proprie persecuzioni contro i pagani.

La scrittrice,  oltre a raccontarci in modo appassionato la figura di questa donna, ci introduce in modo storicamente attendibile nel clima politico e culturale di quel  periodo; racconta una di una Chiesa che   entra  sempre più prepotentemente nelle questioni di stato fomentando    vere e proprie carneficina di giudei.

Ipazia, guidata dalla ragione della filosofia, cerca di scoraggiare la violenza; decide di sfidare il vescovo Cirillo a un duello di idee in pubblico, come soluzione pacifica dello scontro, per trovare in qualche modo una mediazione tra cristiani e pagani:  «Se vogliamo pensare e agire secondo virtù, dobbiamo volere un mondo in cui a ognuno sia permesso di onorare i suoi dei, quali che siano, e di praticare pubblicamente il suo culto, senza che nessuno lo infastidisca o lo offenda nelle sue convinzioni e nei suoi riti.»

Ma tutto questo si rivelerà inutile, Ipazia dovrà prendere atto di come anche la filosofia sia impotente contro l’irrazionalità della folla. Sarà assassinata e verrà fatto scempio del suo corpo.

Un libro che fa riflettere , non solo sul tema dell’intolleranza religiosa, ma più in generale sui tanti comportamenti di intolleranza, fanatismo, integralismo presenti anche oggi nelle società.

 


Chi me l’ha fatta in testa?

di Werner Holzwarth  (Autore), Wolf Erlbruch (Illustratore) – Salani

Eta: 3–7 anni

Un giorno una piccola talpa ricevere in testa un maleodorante “regalino”. Miope com’è non riesce a vedere in tempo lo scortese autore ma, giustamente risentita, se ne mette alla ricerca.

Interroga quindi i vari animali che trova per la via. Alla domanda “Sei tu che me l’hai fatta in testa?”, ciascun personaggio, una volta osservato bene lo sterco sulla testa della talpa, si impegnerà a negare e spiegare come sono i suoi escrementi, in modo da discolparsi dal fatto.“Io la faccio così!” risponderà ogni non-colpevole e subito mostrerà le fattezze delle sue produzioni.

Riuscirà alla fine la piccola talpa a rintracciare il responsabile delle sue disavventure?

Inutile dire che si tratta di un libro delizioso, che affronta in modo scanzonato un argomento da cui i bimbi piccoli sono attratti per quel pizzico di proibito che aleggia intorno alla cacca ( non sta bene… non toccare…), anche se prima di apprendere che parlare di escrementi corporei è argomento considerato di cattiva educazione, i bimbi sono orgogliosi delle loro produzioni!

Un libro delizioso per stupire i bambini, perché non si aspettano che i grandi possano parlare della cacca in modo divertente!

AUSER INSIEME BOLOGNA APS

Associazione di promozione sociale • Iscrizione Reg. Regionale n° 5489

Via Natalino Corazza 7/6 - 40128 Bologna • C.F. 91398740372

Tel. 340-65.15.551 | 051-63.52.911 • Mail auserinsieme@auserbologna.it

GDPR Cookie Consent with Real Cookie Banner