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L’Auser a Congresso

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24 Ott

L’Auser a Congresso

Il 13 ottobre si è tenuto il Congresso Provinciale di Auser, l’assemblea dei delegati neoeletti dalle assemblee di base promosse dopo la pausa estiva. Fin qui la sequenza cronologica del lavoro che il tragitto congressuale reclama, ma l’iter percorso fino ad ora merita qualche commento di merito non per “forma” ma per “sostanza”.
In primo luogo la partecipazione, non scontata, poiché le assemblee intercomunali, fra i tanti pregi, hanno il difetto di essere un po’ “dispersive”. Eppure la partecipazione non è mai stata inferiore al 30% degli iscritti, con punte del 45-50 in più casi, e già questo, coi tempi che corrono, è un bel se-gno. Ma la cosa veramente degna di nota è stata la qualità della discussione: il coinvolgimento ap-passionato di tanti associati sui temi congressuali, il confronto con i sindaci, gli amministratori, lo SPI, che hanno proposto idee nuove e creative, sguardi sul futuro, precise analisi sul presente, ma anche apprezzamento sulle nostre proposte. Segno di un forte riconoscimento di Auser come sog-getto politico in grado di sviluppare un’azione sociale mirata, un protagonismo qualificato e origi-nale nella trama complessa del welfare locale.

Certamente la crisi del capitalismo mondiale, con il suo carico di paure che contagia e dilaga in tutti i continenti, è stata al centro della discussione, che ha saputo anche cogliere il nesso con l’esperienza politica che stiamo attraversando: qui è stata stigmatizzata in modo “univoco” un’azione del Governo che, lontana dall’applicare misure correttive (non risolutive, per carità, nes-suno lo pretende!), esaspera una situazione già critica di per sé. Salari e pensioni in continua caduta rispetto al costo della vita; tagli a man bassa senza criteri di equità e giustizia su sanità, assistenza, scuola; pressioni verso la privatizzazione su più fronti; una politica che umilia il lavoro, deprime la formazione e la ricerca, non guarda il futuro ed esaspera le disuguaglianze del presente.
E certo il libro verde di Sacconi esprime molto bene la filosofia di questo governo: non a caso auto-revoli commentatori l’hanno battezzato il “manifesto ideologico”. Infatti viene rappresentato, con un linguaggio che risuona con principi innovativi, un contenuto conservatore persino imbarazzante. Il senso delle parole viene stravolto: i termini come “solidarietà”, declinati in progetti per nulla soli-dali; i concetti come “sussidiarietà”, proposti in una variabile che lega soggetti plurimi del terzo set-tore ad un carro pubblico praticamente vuoto di progetti e responsabilità. In altre parole il pubblico diviene una comparsa sbiadita nei confronti dell’attore protagonista: il mercato. Con tutto ciò che ne consegue in tema di diseguaglianze e di diritti.

Ovviamente per noi dell’Auser, che intendiamo solidarietà e diritti come un binomio, questo è uno dei rospi peggiori da ingoiare, poiché viene così tradotto in “bisogno” ciò che afferisce ad un preci-so diritto sociale e di cittadinanza. Noi siamo convinti che i diritti siano un presupposto identitario essenziale per dare dignità alle persone, qualunque sia la loro condizione, e che i diritti non appar-tengano a schemi statici, ma che una società evoluta debba promuoverne il consolidamento e l’estensione, in coerenza con le trasformazioni sociali, antropologiche, culturali.
Al contrario di ciò che fa il Governo, noi pensiamo che sia utile stimolare e scovare nuovi bisogni per tradurli in nuovi diritti. Gran parte della nostra progettazione sociale va in questo senso ed il di-battito congressuale ha saputo far emergere bene tutto questo, rivelandosi così una discussione mol-to promettente, sia per lo sviluppo operativo dell’associazione, che per il peso politico che questa dovrà avere nelle nostre comunità.

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