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Le Cucine Popolari, tra buon cibo, volti amici e solidarietà. Intervista al volontario Auser Pasquale Loreto

10 Dic

Le Cucine Popolari, tra buon cibo, volti amici e solidarietà. Intervista al volontario Auser Pasquale Loreto

Maria (nome di fantasia) è dell’Ecuador e sta cercando lavoro come domestica o baby sitter, ma è davvero dura quando si è in un paese straniero e si hanno tre figli piccoli. Poi c’è Luisa, italiana, che ogni giorno porta a casa un po’ di cibo e di frutta, forse per un familiare o un amico; e c’è Claudio, che ha perso il lavoro e, alla sua età, non riesce più a ricollocarsi.

Sono tanti i volti e le storie che ogni giorno si intrecciano nelle Cucine Popolari, la mensa inaugurata lo scorso luglio a Bologna dall’associazione Civibo, fondata da Auser Volontariato Bologna e Fondazione Duemila proprio con l’obiettivo di gestire e promuovere questo importante progetto, interamente portato avanti da volontari.

“La partenza è avvenuta in modo un po’ curioso – racconta  il volontario Auser Pasquale Loreto – Dopo trent’anni di convivenza con la sua compagna, Roberto Morgantini, volontario ed ideatore dell’iniziativa, ha scelto di convolare a nozze e fare un regalo ai poveri della sua città, destinando tutti i soldi raccolti con il matrimonio a questo bel progetto”. E così imprese, supermercati, associazioni, ma anche intellettuali, artisti, cittadini,…tutti hanno fatto la propria parte dando un contributo che ha consentito a Civibo di acquistare tutte le attrezzature necessarie per la cucina e una prima scorta alimentare, e dare così l’avvio ufficiale alle Cucine Popolari.

“Nonostante il grande successo del lancio devo ammettere che la partenza non è stata semplice – prosegue Loreto – Pensavo che con la crisi ed il crescente numero di persone in difficoltà avremmo avuto già da subito la fila fuori. Ma non è stato così, perché questo progetto si rivolge soprattutto ai ‘nuovi poveri’, a persone che hanno perso il lavoro, a pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese. Tutte persone che non sono abituate a chiedere e che in molti casi si vergognano”. E così i volontari Auser si sono impegnati a rafforzare le relazioni e il confronto con i servizi sociali, le associazioni e le parrocchie del quartiere in cui è situata la mensa, perché fossero loro a fare da tramite e a veicolare lì i cittadini in difficoltà.

Oggi, a pochi mesi dalla partenza, le Cucine Popolari sono sempre piene e servono più di cinquanta pasti al giorno, preparati da cuochi-volontari con ingredienti e prodotti donati da imprese, mense scolastiche e supermercati. Seduti ai tavoli degli accoglienti locali del centro sociale che ospita la mensa, i cittadini inviati dai servizi e dalle parrocchie, ma anche abitanti del quartiere, perlopiù anziani, che preferiscono mangiare in compagnia invece che starsene chiusi in casa. E ancora: amici, operatori dei servizi sociali, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni o cittadini, che  semplicemente hanno voglia vedere con i propri occhi una realtà di cui tanto i giornali locali hanno parlato e magari fare una donazione per sostenerla.

La forza delle Cucine Popolari è proprio questa. Non è solo una mensa per indigenti, ma un luogo aperto, dove tutti possono entrare e sedersi a tavola. 

“In questo modo – aggiunge Pasquale Loreto –  aiutiamo a superare quel senso di vergogna, che spesso prova chi di colpo si trova a cadere nell’indigenza. Perché purtroppo al giorno d’oggi basta poco per ritrovarsi ad avere bisogno d’aiuto”.

Ed è  proprio grazie a questa bella alchimia e al radicamento sul territorio, che le Cucine Popolari si sono presto trasformate in un laboratorio di solidarietà, dove nascono progetti e nuove idee e maturano esperienze di incontro, scambio e sostegno reciproco. “Penso ad esempio a tre ospiti della mensa che sin da subito hanno deciso di diventare volontari perché anche loro volevano collaborare e fare la propria parte per questo progetto. – racconta ancora Pasquale – Ma anche ai nostri volontari Auser che ogni giorno vanno nelle scuole e nei supermercati a ritirare il cibo e i prodotti per la mensa. E penso a persone come Hussein, un barista iraniano che con la crisi aveva dovuto chiudere la sua attività,  ma che venendo alle Cucine Polari ha conosciuto persone nuove, ha ritrovato la voglia di ricominciare e, poco dopo, anche un  nuovo lavoro”.  Perché è vero che la fase che stiamo attraversando è particolarmente dura, ma è anche vero che, aiutandoci a vicenda e facendo ognuno la propria parte per la comunità, la possiamo affrontare e superare. E progetti come le Cucine Popolari dimostrano davvero che tutto questo è possibile.

(Pubblicato su Auser Informa, Rivista di Auser Nazionale)

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