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Pensieri in questo tempo sospeso di una volontaria Auser

15 Apr

Pensieri in questo tempo sospeso di una volontaria Auser

Dal 25 marzo telefono quotidianamente a tre anziane signore i cui nominativi mi sono stati dati da Auser, con l’intento di far loro un po’ di compagnia e verificare eventuali loro problemi e necessità. Un po’ per formazione un po’ per esperienza lavorativa mi sono avvicinata con entusiasmo a questa esperienza che sto continuando con passione. Tre signore di età fra gli 80 e 90 anni, molto diverse fra loro per provenienza sociale, situazioni lavorative, condizioni familiari: ognuna con una ricchezza di esperienze e capacità comunicativa eccezionali. Per loro ero un’estranea, ma con molta semplicità si è costruito e rafforzato giornalmente un legame basato su uno scambio reciproco di racconti, storie, memorie.

Luisa ha una voce molto dolce e una risata sbarazzina: legge quotidianamente il giornale, sta finendo l’ultimo libro di Gad Lerner ed esprime riflessioni molto personali e approfondite su ciò che legge. Con lei si parla molto di attualità, del difficilissimo momento che stiamo attraversando, e commentiamo talvolta articoli di giornali scegliendoli fra le “penne giornalistiche”, come lei dice, che apprezza di più. Mi racconta della sua famiglia, in particolare, con dolcezza e una certa apprensione di una nipote. Ma il tratto che la contraddistingue è uno sguardo critico sulle cose, sulle situazioni, la capacità di guardarsi intorno con un leggero disincanto. Vive queste giornate con disagio e fatica soprattutto per l’impossibilità di incontrare altre persone, di fare una passeggiata e coltivare i suoi tanti interessi. Gode di discreta salute, si percepisce tuttavia che è una persona abituata a tenere per sé i disagi fisici.

Anna è una specie di fiume in piena all’inizio della telefonata: con una voce forte, quasi imperiosa, comunica ogni giorno che è nel bel mezzo di una tragedia: la collaboratrice domestica ammalata, la lavatrice rotta, la sua fatica a camminare, il problema della spazzatura, la spesa…. Appena mi è possibile mi inserisco e le chiedo di provare ad affrontare insieme un problema alla volta. Scopro allora che in realtà lei ha già cercato una soluzione per ogni emergenza: il servizio spesa con Auser, l’idraulico già contattato…, la collaboratrice domestica che le ha già comunicato quando riprenderà servizio…. Poterne parlare le serve per scaricare le sue preoccupazioni e sentirsi comunque forte delle soluzioni trovate. Dopo questo inizio Anna, prendendo spunto da fatti di attualità (si tiene costantemente informata dalla tv), mi racconta dell’ultimo programma seguito, in particolare le interessa la storia. In una delle ultime telefonate, riferendosi a una trasmissione condotta dal giornalista Mieli sui Gulag, mi ha parlato della Russia e dei suoi viaggi. Ha una memoria incredibile e spazia con grande abilità da un periodo all’altro della storia e da un luogo all’altro del continente. Da tempo vive sola, dopo la morte della madre: ma conserva anche lei una grande curiosità per ciò che accade e sa intrecciare sue esperienze con conoscenze approfondite acquisite da servizi televisivi o da letture. Telefonarle è un po’ come ricevere in dono una piccola lezione di storia e costume.

Giovanna è la più anziana, ha 90 anni, una voce quasi infantile. Fin dall’inizio le telefonate sono state più legate al racconto delle sue esperienze famigliari, dei figli, alla tristezza per non poterli vedere in questi lunghi giorni di solitudine. Abbiamo poi cercato interessi comuni e così in ogni telefonata parliamo di cucina e, come consuetudine, alla fine condividiamo una poesia. Le racconto del cibo che preparo ma soprattutto ascolto i suoi suggerimenti legati in particolare alla conoscenza della cucina romagnola. È molto religiosa e in questi giorni capita spesso di parlare di fede e delle tante iniziative promosse dal cardinale Matteo Zuppi. Ha sempre un atteggiamento positivo e con voce festosa a ogni telefonata risponde che sta bene; in questo è diversa da me che difficilmente mi sbilancio oltre il ”benino”. E lei per questo mi ha rimproverato dicendomi che bisogna essere più positivi e se non si sta proprio male, aiuta di più vedere il bicchiere mezzo pieno. Il momento atteso è quello finale della poesia: finora le ho scelte io cercando fra quelle che le possono essere più famigliari (Pascoli, Montale, Leopardi, Tonino Guerra ma anche l’ultima poesia scritta da Roberto Piumini sul coronavirus…) ma so già che ne sta cercando per essere lei a proporle.

In questi giorni in cui gli anziani vengono citati quasi solo come vittime del coronavirus, credo non sia retorico ricordarci invece di quanto ognuno è importante per la sua storia, per la sua vita unica e irrepetibile. E forse mai come oggi i racconti degli anziani sono preziosi, per inserire le difficoltà del momento in un contesto, relativizzarle, e superarle. Per dare ai più giovani la voglia di andare avanti con fiducia e speranza.

Loretta, volontaria